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DAL LUSSO AI METALLI, TORNA A CORRERE L’EXPORT ITALIANO VERSO LA CINA

Tra i beni esportati mezzi di trasporto, metalli, farmaceutica e chimica ma anche abbigliamento. Il sottosegretario Di Stefano: «Il Patto per l’export sta funzionando e i dati lo dimostrano»
di Gerardo Pelosi

«Il Patto per l’export sta funzionando e i dati lo dimostrano». Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri non nasconde la sua soddisfazione per i dati del commercio estero di settembre. Una conferma viene dall’aumento del 2,1% sullo stesso mese del 2019 (piena era pre-Covid) con risultati di rilievo soprattutto per le esportazioni in Cina (+33%), in Svizzera (+16%), negli Stati Uniti (+11%) e in Germania (+6%). «Senza la pandemia – dice a Il Sole 24 ore Di Stefano – avremmo certamente raggiunto la quota di export di 500 miliardi di euro; ma c’è anche da dire che, rispetto ai nostri principali competitori europei, abbiamo contenuto l’effetto Covid da gennaio a settembre di quest’anno con un calo su base annua dell’export dell’11,6%, inferiore all’11,8% della Germania, al 12,7% della Spagna e soprattutto al 19% della Francia».

La Cina ha ripreso a crescere e comprare moda e beni di lusso
Ma il dato cinese spicca fra tutti a dimostrazione di come la macchina dell’economia cinese è quella che si è rimessa in moto più rapidamente dopo la pandemia, pronta a raccogliere tutti i frutti dopo un lockdown severissimo. Tra i beni esportati mezzi di trasporto, metalli, farmaceutica e chimica ma anche abbigliamento (i dati globali mostrano come in Cina siano ripresi di nuovo acquisti massicci nel settore moda e lusso). «Si tratta – spiega Di Stefano – del frutto di un lavoro coordinato sul fronte della finanza agevolata, che rappresenta uno dei sei “pilastri” del Patto per l’Export e una leva strategica per l’internazionalizzazione delle nostre piccole e medie imprese. Con i decreti “Cura Italia”, “Rilancio”, “Agosto” e “Ristori” siamo riusciti ad ampliare la dotazione del Fondo della 394 gestito dalla Simest a 1,5 miliardi circa, tra componente ordinaria e a fondo perduto; abbiamo anche esteso l’operatività dello strumento ai Paesi Ue, eliminato l’obbligo di presentare garanzie e ampliato le iniziative finanziabili ».

Boom di domande di finanziamento per 4 miliardi fino a dicembre
Al 21 ottobre le domande di finanziamento a valere sulla 394 arrivate a Simest ammontavano a 13.100. «È stata una risposta eccezionale – commenta Di Stefano – con un incremento del +1.216% in volume e del +1.014% in valore rispetto alle domande pervenute in tutto il 2019; abbiamo dovuto perfino interrompere la presentazione di nuove domande ma fino a dicembre, ma con gli ulteriori stanziamenti previsti dalla manovra di bilancio, verranno erogati finanziamenti per circa 4 miliardi di euro, una cifra che è più del doppio di quanto si prevedeva inizialmente per tutte le misure del Patto per l’export, ossia 2 miliardi». L’obiettivo, aggiunge Di Stefano, «è che ora il fondo diventi strutturale e rientri tra le misure per un numero sempre maggiore di imprese colpite direttamente dalla pandemia».

Nuove figure imprenditoriali per la ripartenza
I prossimi step previsti dal Patto per l’export, aggiunge il sottosegretario, prevedono a dicembre l’introduzione di una componente di finanza climatica e il secondo rilascio del sito internet “export.gov.it”, che vuole essere una piattaforma in grado di soddisfare, con l’introduzione di strumenti dell’intelligenza artificiale e di algoritmi, le esigenze delle singole imprese. «Le aziende – osserva Di Stefano – potranno essere profilate in base alle loro principali caratteristiche; potranno esere guidate per la ricerca del mercato più adatto per i loro specifici prodotti e messe in contatto con possibili partner commerciali esteri; nello stesso tempo con 50 milioni di euro verranno finanziate le attività di nuove figure come i temporary export manager e, insieme alle Università italiane, formeremo nuove figure di manager e imprenditori digitali con un target di oltre 20mial micro e piccole imprese». Tutto è pronto, insomma, per la ripartenza e per migliorare l’internazionalizzazione delle micro e piccole medie imprese che si affacciano sui mercati esteri.

Opportunità da accordo Rcep tra 15 Paesi di Asia e Pacifico
Nuove opportunità si annunciano sui mercati asiatici tra i più promettenti soprattutto dopo l’accordo di una settimana fa tra 15 paesi della regione Asia Pacifico che hanno firmato uno dei più grandi trattati commerciali della storia, dopo otto anni di negoziati. Si tratta del Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep) con nuove regole sul commercio di beni e servizi, investimenti trans-frontalieri e proprietà intellettuale. «È un accordo che, grazie al meccanismo della nazione piàù favorita, potrà aprire nuove prospettive anche all’Italia – dice sempre Di Stefano – basti pensare che in seguito al Rcep l’86% delle merci giapponesi potranno essere esportate in Cina senza dazi. Prima del Rcep la quota era ferma all’8% . Come Unione europea e sempre per riferirci al Giappone, l’entrata in vigore dell’accordo di partenariato nel 2019 ha abolito il i dazi per la quasi totalità (99%) delle merci esportate dall’Europa al Giappone. In tali scenari – osserva sempre il sottosegretario – voglio ricordare l’importanza per l’Italia, oltre ai solidi rapporti commerciali con le principali economie dell’Estremo Oriente , ossia Cina, Giappone e Corea del Sud, dei rapporti con i Pasi Asean, di cui siamo diventati partner di sviluppo nel corso dell’estate 2020».

fonte: Il Sole24 Ore