Visita al campo profughi di Zaatari

Essendomi occupato di immigrazione per 5 anni per conto del MoVimento 5 Stelle e lavorando in Commissione Migranti al Consiglio d’Europa, ho avuto modo di visitare decine di centri d’accoglienza e campi profughi in Italia e nel mondo.
Sono stato al confine con la Francia in piena crisi, in Grecia al porto del Pireo straripante di tende, a Lampedusa e in tantissimi altri posti. Mai però mi era capitato di visitare un posto come il campo profughi di Zaatari in Giordania dove sono stato oggi.
È uno dei campi profughi poi grandi del mondo.
Ospita regolarmente 80.000 rifugiati, con picchi fino a 130.000, per lo più provenienti dalla Siria, che dista appena 30km. Pensate che il più grande centro italiano, Mineo, ne ospita in tutto 4.000.
È così grande da essere diviso in 12 distretti ognuno dei quali ha 8 blocchi di “case”. Per far fronte a questa enorme emergenza sono presenti 20 scuole che svolgono 3 turni quotidiani, 12 cliniche mediche e 2 supermercati.
Il governo giordano garantisce a ogni individuo sopra i 16 anni una cifra di 20 dinari giordani al mese (circa 25€) che, ovviamente, non bastano per vivere e quindi ha garantito ai rifugiati una sorta di area libera da tasse nella quale sono nate circa 3.000 piccole imprese come parrucchieri, panetterie, macellerie ecc ecc.
Zaatari, che di fatto è una città, ha dei consumi enormi ed è per questo che è stato creato un mega impianto fotovoltaico da 12 mega watt con un risparmio di circa 6 milioni di euro annui.
Tutto questo vi sembra “folle”, “enorme”, “ingestibile”? Beh, pensate che solo il 9% dei rifugiati in Giordania vive a Zaatari, perlopiù coloro che sperano di tornare in Siria, il restante 91% vive in città o nei villaggi limitrofi.
Perché vi racconto tutto questo? Perché è ora che l’Europa si svegli davvero è comprenda che quella che qualcuno vive come un’invasione è solo l’antipasto di ciò che potrebbe accadere se collassasse anche solo uno degli Stati che si sta facendo carico della crisi in Medio Oriente.
Paesi come Marocco, Tunisia, Algeria, Libano, Giordania e Turchia sono polveriere pronte a esplodere al primo errore della nostra politica estera e di difesa.
Abbiamo l’interesse comune di preservare la stabilità di queste aree e lavorare insieme a loro per stabilizzare i Paesi limitrofi già esplosi per colpe anche nostre.
Ne va del nostro futuro.

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