Un altro massacro a Gaza

A Gaza i cecchini dell’esercito israeliano sparano sui manifestanti in marcia.
Si contano già almeno 14 morti e centinaia di feriti di tutte le età.
Se facessimo il gioco di sostituire la parola “Gaza” con “Istanbul”, “Il Cairo” o “Mosca” e la parola “israeliano” con “turco”, “egiziano” o “russo”, otterremmo aperture dei telegiornali dai toni delle Primavere Arabe “manifestanti in piazza chiedono libertà e vengono freddati dall’esercito del dittatore”. Invece si parla di Gaza, la più grande prigione a cielo aperto del mondo, e nessuno se ne occupa anzi, quasi ci indispone sentire parlare di questi palestinesi che pretendono ancora una loro terra dopo 60 anni che gli è stata tolta illegalmente. Se ne facessero una ragione, non si può avere tutto dalla vita.
Non esiste giustizia se si applicano due pesi e due misure.
La mia vicinanza ai civili palestinesi e a tutti i popoli oppressi della terra.

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