5 – Smantellamento della Troika

di Lidia Undiemi – Dott. Ricerca Diritto dell’Economia

Quando esplose la crisi finanziaria mondiale con epicentro Wall Street, non era facile prevedere quali sarebbero state le conseguenze per l’Europa, che fu ben presto travolta dal cataclisma finanziario senza essere dotata degli strumenti necessari per farvi fronte.

L’UE e gli stati membri, anziché affrontare le reali cause della crisi, ossia il fallimento dell’attuale modello capitalistico-finanziario globale, hanno operato in senso diverso, predisponendo una serie di regole finalizzate a garantire proprio la sopravvivenza del sistema con le sue anomalie, minando alle fondamenta della democrazia e al benessere dei popoli.

La situazione di difficoltà è stata affrontata con la creazione di una nuova entità politica preposta al governo delle crisi finanziarie che si sono manifestate in alcuni paesi dell’eurozona: la Troika, anche conosciuta come Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Il trattato istitutivo del MES, infatti, non è altro che l’accordo attraverso cui viene attribuito alla Troika un potere politico strutturato e permanente, che era stato già collaudato con accordi europei di natura provvisoria ed eccezionale (accordi bilaterali, meccanismi di stabilità ‘a tempo’ come l’EFSF, ecc.). Com’è ben noto, il principale campo di sperimentazione è stata (e continua ad essere) la Grecia, con conseguenze devastanti per la sua popolazione.

L’obiettivo istituzionale della Troika è quello di salvaguardare la “stabilità finanziaria della zona euro”, cioè di correggere gli squilibri finanziari maturati nell’ambito della moneta unica, tutelando gli interessi finanziari ‘privati’ di banche e grandi centri d’affari. Come? Con i soldi dello Stato. La Troika viene infatti finanziata con i contributi dei singoli paesi aderenti, ossia quelli appartenente all’eurozona. Si pensi ai 100 miliardi di euro messi a disposizione del governo spagnolo per far fronte alle difficoltà di alcune sue grosse banche.

Solo l’Italia ha assunto un impegno con una quota pari a 125 miliardi di euro.

Gli interventi della Troika non hanno in effetti portato ad alcun miglioramento del debito pubblico, che è, guarda caso, aumentato in modo esponenziale in tutti i paesi in cui essa è intervenuta, anche a causa dei contributi statali destinati a sostenere la crisi dell’eurozona.

Che la vera posta in gioco sia l’indebolimento della democrazia e l’attribuzione di un vero e proprio potere politico alla ‘capitale’ internazionale – e dunque non solo un interesse puramente finanziario – trova conferma nelle richieste della Troika al paese in difficoltà che necessita di un ‘aiuto’. La concessione dei prestiti è subordinata all’accettazione da parte delle istituzioni dello Stato di riforme dettate dalla Troika stessa. L’agenda politica dello Stato in difficoltà, e dunque la democrazia, diviene in tutto e per tutto oggetto di contrattazione finanziaria.

Le richieste hanno riguardato interventi ‘mirati’ a colpire soprattutto le risorse destinate alla collettività (dunque anche alle fasce più deboli della popolazione) e a distruggere importanti diritti dei lavoratori che hanno storicamente rappresentato una difesa contro le pretese del capitale di pagare il minimo possibile, sfruttando il lavoratore il massimo possibile.

Non soltanto la Grecia, ma anche il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda e Cipro hanno subito la scure della Troika. Di recente si è anche discusso di un possibile commissariamento dell’Italia per il salvataggio della banca MPS. Bisogna dunque prepararsi al peggio, essere pronti a fornire una alternativa politica all’attuale sistema di governance che salva gli interessi finanziari e distrugge quelli dei cittadini. La natura delle riforme imposte dalla Troika non lascia spazio a dubbi.

Il problema non è tuttavia soltanto l’eurozona, ma l’attuale sistema di globalizzazione finanziaria ed economica nel suo complesso, nell’ambito del quale le grandi banche e le multinazionali hanno assunto un potere enorme che, inevitabilmente, si riflette sulle scelte politiche nazionali ed internazionali.
Per la creazione di una nuova governance europea ed internazionale, incentrata sul rispetto dei principi democratici e di una equa redistribuzione della ricchezza, è quindi necessario comprendere sino in fondo tali dinamiche globali.

Il tema è ormai divenuto centrale nel contesto internazionale, dove importanti organizzazioni internazionali stanno lavorando per comprendere le nuove dinamiche dell’economia mondiale. Spetta alla politica indirizzare le scelte nella giusta via.

Per il mondo intero, l’Italia potrebbe essere una grande opportunità.

La tappa di Milano del #ObiettivoEsteriTour  ha approfondito proprio questo tema, ecco il video integrale dell’evento:

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