7 – Russia: un partner economico e strategico contro il terrorismo

di Fulvio Scaglione – giornalista e reporter di guerra

Nell’agosto del 1966 il presidente della Fiat Valletta firmò con il governo sovietico l’accordo che avrebbe fatto nascere Togliattigrad, la prima città dell’automobile sovietica. Si era nel pieno della Guerra Fredda, quatto anni dopo la crisi dei missili a Cuba, un anno dopo che il presidente Usa Lyndon Johnson aveva fatto sbarcare 22 mila soldati nella Repubblica Dominicana, due anni prima dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia. In un periodo così teso e complesso, il nostro Paese ebbe la capacità di prendere una strada autonoma, rispettosa dei patti e delle alleanze ma originale. Da allora i nostri rapporti con la Russia sono stati per decenni corretti e proficui. Per il bene nostro e di tutta Europa, dobbiamo recuperare quello spirito ed esportare la nostra esperienza.

La crisi nei rapporti con la Russia ha fatto gravi danni all’Italia (tra il marzo 2014 e il dicembre 2016 abbiamo perso, a causa delle sanzioni decretate contro la Russia, oltre 10 miliardi in mancate esportazioni) e all’Europa intera (per la Ue, nello stesso periodo, il danno è stato di 45 miliardi, con la perdita di 900 mila posti di lavoro).

Ma l’aspetto economico del problema, con un sacrificio che nulla ha risolto, non è nemmeno quello principale. Il punto fondamentale è un altro. È urgente recuperare un rapporto costruttivo con una Russia troppo presto e troppo superficialmente data per finita e invece tornata a essere un interlocutore decisivo in molte, troppe crisi internazionali. Oggi, piaccia o no, la Russia è protagonista in Medio Oriente, dove ha impresso una svolta prima nelle complessa trattativa che ha portato all’accordo sul nucleare iraniano e poi nel sanguinoso conflitto in Siria. E lo è anche nell’Africa del Nord, affermandosi come partner strategico dell’Egitto e, negli ultimi tempi, anche come attore sempre più influente nella crisi libica. Stiamo parlando della sponda Sud del nostro Mediterraneo, un mare che fa da tramite tra mondi diversi e che, proprio per questo, può diventare anche veicolo di trasmissione di crisi e problemi. La questione dei flussi migratori e dei rifugiati, per citarne solo una, lo dimostra. Perché dobbiamo privarci di una possibile collaborazione con la Russia?

Il braccio di ferro tuttora in corso non ha una sola conseguenza positiva per l’Europa e di certo non farà cambiare la Russia, nemmeno nel senso di quella maggiore democratizzazione che molti dicono di auspicare e che, al contrario, l’isolamento può solo allontanare. L’Italia, inserita nel contesto europeo e di esso storicamente rispettosa, ha il profilo giusto per intervenire contro una tendenza così inutilmente distruttiva.

#ObiettivoEsteriTour ha approfondito questo tema a Foggia, ecco il video integrale:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *