8 – Riformare la NATO

di Avv. Claudio Giangiacomo – Associazione I.A.L.A.N.A. per il Disarmo

Con il nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza atlantica, approvato nel corso dell’ultimo vertice svoltosi a Washington il 23–24 aprile 1999 in occasione del cinquantennale della sua istituzione (nel medesimo periodo l’Alleanza bombardava la Serbia con un’iniziativa politico–militare che non beneficiava cioè di nessuna copertura o legittimazione o qualsivoglia intesa preventiva con l’Organizzazione delle Nazioni Unite.) la NATO ha trasformato radicalmente ed anche formalmente la propria natura.

Il precedente Concetto Strategico assunto nel vertice di Roma del novembre 1991 prendeva atto della fine della guerra fredda e dell’esaurirsi della minaccia sovietica e definiva i nuovi “rischi” per la sicurezza europea. Nasceva, quindi, al contempo, una concezione estremamente ampia della sicurezza tanto da rendere difficile prevederne e definirne i compiti e le missioni.

Dopo otto anni, nel 1999, con il nuovo Concetto Strategico, scompare la necessità di salvaguardare “l’equilibrio strategico in Europa” e con esso la ragione d’essere dell’Alleanza per quanto attiene ai compiti di tutela della difesa dei confini dei suoi membri.

I nuovi rischi per la sicurezza degli alleati e per la stabilità dell’area euro–atlantica vengono indicati nell’instabilità politica ed economica; negli “atti di terrorismo, di sabotaggio e di crimine organizzato, o anche alla interruzione del flusso di risorse vitali. I movimenti incontrollati di un gran numero di persone.”
Il concetto di sicurezza e di difesa viene enormemente ampliato e ad esso segue anche un ampliamento geografico e la previsione della possibilità di intervento in regioni esterne all’area euro–atlantica.

Interventi di prevenzione dei rischi e delle minacce potenziali per i quali non ci si preoccupa nemmeno di una copertura politico–giuridica che ne garantisca la legittimazione internazionale sebbene, però, il documento di Washington stabilisca che ogni azione non-articolo 5 debba essere conforme al diritto internazionale.
Con il nuovo Concetto Strategico del 1999 si arriva quindi a legittimare ciò che non era previsto o autorizzato dal trattato istitutivo del 1949 arrivando a codificare le missioni “fuori aria” nella terminologia del protocollo le “non–Article 5 crisis response operations”.

Il fatto stesso che per la definizione di dette missione si debba far riferimento ad una negazione “operazioni non articolo 5” attesta senza ombra di dubbio (e di malevole interpretazione) quanto la loro previsione rappresenti “altro” rispetto al trattato istitutivo.

Se il cambiamento che il Documento di Washington ha operato nell’Alleanza atlantica rende già, a nostro giudizio, impossibile ribadirne la caratteristica esclusivamente difensiva, tale aspetto è stato completamente superato con il vertice di Riga del 2006, dopo il quale il crisis management è divenuto uno dei compiti principali della Nato superando completamente la concezione dell’Alleanza quale patto di sicurezza collettiva tra gli stati membri.

La Nato quindi è ormai una alleanza non più esclusivamente difensiva e che anzi, nella pratica, ha intrapreso una serie di missioni che vanno ben oltre la nozione di legittima difesa contro un attacco armato (si potrebbe dire che vanno ben oltre persino l’eccesso di legittima difesa).

La NATO si è palesemente trasformata in ciò che Christopher Coker della London School of Economics ha definito il “Poliziotto occidentale del mondo ” e sempre con più evidenza in uno strumento della politica estera degli USA.
Se non è più es
clusivamente difensiva e se non può ragionevolmente estendersi il concetto di legittima difesa sino a ricomprendere la c.d. teoria USA della “guerra preventiva” (dovrebbero valere anche in questo caso i consolidati canoni dell’ermeneutica giuridica e costituzionale), non si può in alcun modo ritenere il Nuovo Concetto Strategico conforme all’art. 11 della costituzione.

Quanto detto sopra sulla trasformazione della NATO ha ovviamente una immediata ricaduto sull’ulteriore aspetto del trattato che riguarda le basi presenti sul territorio italiano siano esse basi NATO o USA ed a maggior ragione quest’ultime.

La presenza delle basi USA sul territorio italiano trova la sua giustificazione normativa (sic!) nella bilateralizzazione dell’art. 3 del trattato Nato che impegna le parti a sviluppare le loro capacità di difesa, individualmente e congiuntamente, e a prestarsi reciproca assistenza per sviluppare le loro capacità di legittima difesa individuale e collettiva.

Alcune condizioni fondamentali del loro “soggiorno” sono state regolate dalla convenzione di Londra del 19 giugno 1951 sullo Statuto delle Truppe della NATO, ratificato in Italia dal 21.1.1956. All’articolo II è stabilito che le truppe straniere ospitate in Italia devono rispettare il diritto vigente del paese ospitante incluso e quindi anche, ad esempio, il Trattato di Non Proliferazione regolarmente ratificato con legge nazionale italiana.
Al di là delle indicazioni contenute nello Statuto delle Truppe la costruzione delle base militari è quindi regolata da convenzioni bi- o multilaterali tra i paesi della Nato.

Tali accordi bilaterali o multilaterali che siano andrebbero, comunque, assunti nelle forme previste dagli artt. 72 ed 80 della costituzione italiana ma in realtà, nella prassi, viene utilizzata la cd. procedura semplificata, non prevista dalla Costituzione. Tale procedura comporta l’immediata entrata in vigore dell’accordo non appena sottoscritto dai rappresentanti dell’esecutivo.

In realtà la procedura semplificata dovrebbe riguardare esclusivamente accordi di contenuto eminentemente tecnico e non certo accordi aventi rilevanza politica come la decisione di concedere parte del territorio italiano per l’istallazione di una base di una potenza straniera seppur alleata.
Va detto inoltre che la legge 11.12.1984 n. 839 prevede espressamente che anche gli accordi assunti con la procedura semplificata debbano essere pubblicati nella Raccolta Ufficiale delle leggi e decreti della repubblica italiana.

In realtà per quanto riguarda le basi i relativi accordi non sono mai stati resi pubblici.
Lo stesso trattato fondamentale che disciplina lo status delle basi USA in Italia “accordo bilaterale sulle infrastrutture” stipulato il 20 ottobre 1954 è un accordo in forma semplificata e non è mai stato pubblicato.
Malgrado tutte le incertezze dovute alla impossibilità di verificare il contenuto dei vari accordi bilaterali che hanno permesso la istallazione delle varie basi, possiamo sicuramente affermare che il loro compito debba, comunque, essere esclusivamente difensivo e ciò quale diretta derivazione della bilateralizzazione dell’art. 3 del Trattato Nato.

La trasformazione della Nato avvenuta con il Nuovo Concetto strategico ha, però, modificato anche l’uso delle basi che sono state usate per operazioni che vanno molto al di là della nozione di legittima difesa contro un attacco armato.

Per concludere, quindi, la nostra trattazione non possiamo che ribadire come, pur prendendo quale assioma la legittimità costituzionale della partecipazione italiana alla Nato sino alla data della pronunzia n. 1920/1984 della Corte di Cassazione, tale legittimità costituzionale non può essere estesa alla adesione al Nuovo Concetto Strategico assunto nel vertice di Washington del 1999.

Tale illegittimità non può che, ovviamente, riversarsi anche sulla presenza delle basi Nato sul territorio italiano ed ancor di più sulle basi USA i cui accordi non sono nemmeno stati assunti nelle forme prescritte dagli art. 72 ed 80 della costituzione e che, peraltro, in aperta violazione del Trattato di Non Proliferazione contengono armamenti nucleari.

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