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Obiettivo Esteri:  dagli shock della Merkel alla resa degli USA in Siria

Obiettivo Esteri: dagli shock della Merkel alla resa degli USA in Siria

Oggi lancio una nuova rubrica settimanale dal titolo#OBIETTIVOESTERI.
L’idea è quella di commentare insieme, con una chiave di lettura prettamente nostra, gli avvenimenti di politica estera più importanti della settimana al fine di scardinare la retorica di sistema e creare un dibattito critico sui temi del momento.
Questo venerdì commentiamo l’accordo annunciato questa notte a Monaco tra gli Stati Uniti, la Russia e l’ONU sulla Siria, alla luce anche dell’incontro tra Angela Merkel e Recep Tayyp Erdogan a Istanbul di inizio settimana. Se avete voglia, commentate e condividete…

12.02.2016 – DAGLI SHOCK DELLA MERKEL ALLA RESA DEGLI USA IN SIRIA

Il gruppo internazionale di appoggio alla Siria si è accordato ieri a Monaco sul cessate il fuoco in tutto il paese e sull’invio degli aiuti umanitari nel paese. L’aviazione russa e l’esercito siriano continueranno le operazioni contro i gruppi terroristi, in particolare, per la liberazione di Aleppo. Ribadita la soluzione politica del conflitto e la ripresa dei negoziati, dove, secondo Kerry: «Deve partecipare il Presidente siriano Assad».
Questi, in estrema sintesi, i risultati dell’accordo.
Si tratta di una resa degli USA dopo cinque anni di destabilizzazioni, guerra per procura e supporto al fondamentalismo per la distruzione di uno stato sovrano come la Siria. La Casa Bianca ha accettato la via tracciata dalla Russia e ora dovrà resistere alle pressioni dei due “alleati” fuori controllo, Arabia Saudita e Turchia. L’ultima domanda che resta è: quando accetterà tutto questo anche l’Europa e i media (soprattutto qui in Italia) che hanno offerto uno spettacolo vergognoso sull’assedio di Aleppo in questi giorni?

«Sono scioccata dalle sofferenze umane di migliaia di persone per i bombardamenti aerei e per gli attacchi che provengono dalla parte russa», la settimana era iniziata con queste dichiarazioni della cancelliera tedesca Angela Merkel in Turchia riferendosi alle decine di migliaia di sfollati in fuga dalle zone di Aleppo dove l’offensiva delle truppe di Damasco, accompagnata dai bombardamenti dell’aviazione di Mosca, sta mettendo in fuga i ribelli e i loro sostenitori liberando la città, divisa in due dal 2012.

Scriveva profeticamente, visti gli esiti di Monaco, l’ex agente dell’intelligence inglese, Alistair Crooke, in un articolo di questa settimana sull’Huffington Post, che «La guerra in Siria non è una ‘palude’ – come voleva trasformarla la NATO e la NATO del Golfo – perché Putin e Assad stanno vincendo». E proseguiva: «Il vero tavolo delle trattative non è a Ginevra, ma sono i campi di battaglia di Idlib e Aleppo».

È proprio così. Ai primi di febbraio l’esercito siriano ha bloccato i principali canali di approvvigionamento e di comunicazione dei terroristi dell’ISIS con la Turchia. Turchia, nostro alleato NATO.
E per i media nostrani? Secondo il nostro regime mediatico l’esercito di Assad «avanza verso Aleppo» per «riconquistarla», come se la città fosse in mano ai rivoltosi e ai mercenari stranieri e non invece assediata da oltre tre anni dall’ISIS. Da Aleppo gli abitanti fuggirebbero verso la Turchia, «terrorizzati dai bombardamenti russi». La stampa non ha scritto una riga negli ultimi tre anni dei drammi della popolazione di Aleppo nonostante le grida di disperazione della società civile che ha resistito all’assedio dei terroristi.

Ma qual è quindi il vero problema che i media cercano di nascondere? Semplice. L’avanzata dell’esercito siriano scoperchia la madre di tutte le questioni: l’approvvigionamento, il supporto e i legami dei terroristi con il nostro “alleato” NATO, la Turchia. Liberata Aleppo finisce il gioco per i terroristi e per Ankara. «I profughi di adesso scappano verso un confine, quello con la Turchia, che è improvvisamente diventato impenetrabile, a meno che l’Europa non molli altri miliardi a Erdogan e soci. Ma è impenetrabile solo per i profughi. Perché gli islamisti in fuga davanti a siriani, Hezbollah, iraniani e curdi, possono attraversarlo senza problemi. Così come per anni l’hanno attraversato in senso inverso i Foreign Fighters e i rifornimenti per i jihadisti che stringevano in una morsa Aleppo. Ma già, quello non era un assedio», scrive correttamente Fulvio Scaglione, vice-direttore di Famiglia Cristiana.

Qualcuno, e certamente non sarà Gentiloni, dovrebbe ricordare alla signora Merkel perché si è reso necessario l’intervento russo ad Aleppo.
Ad Angela Merkel si dovrebbe ricordare che gli alleati turchi, dai quali si è recata in visita portando in dono un pacchetto di 3 miliardi di euro per contenere il flusso di rifugiati, sono i primi responsabili del sostegno fornito ai ribelli jihadisti siriani.
Le si dovrebbe ricordare che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è stato il più esplicito, tra i leader mondiali, nel volere la deposizione del presidente siriano Bashar al-Assad e che il ruolo della Turchia nel destabilizzare la Repubblica Araba di Siria è una concausa del massiccio afflusso di rifugiati siriani verso l’Europa.
Ad Angela Merkel si dovrebbe ricordare che il coinvolgimento della Turchia nel traffico illecito di petrolio dell’ISIS è stato confermato dalle prove satellitari presentate dalla Federazione Russa e che anche il vicepresidente americano Joe Biden ha accusato Ankara di non prendere adeguate misure di contrasto ai movimenti jihadisti e di facilitare il passaggio di armi e miliziani attraverso il confine con la Siria.

In questa chiave sono molto importanti e significative le parole di Carla del Ponte, ex procuratore generale della Confederazione svizzera (1994-1999) ed ex procuratore dei tribunali internazionali per l’ex Jugoslavia e il Ruanda (1999-2007), rilasciate dalla TV di stato svizzera RTS, riprese da AFP ma cadute nel dimenticatoio in Italia, in questo nostro paese che ancora vive nell’illusione di avere una stampa libera: «Al di là di tutto, io penso che l’intervento russo sia una buona cosa, perché finalmente qualcuno sta attaccando questi gruppi terroristici».

Erdogan però è un vecchio volpone, ha le sue armi e sa come usarle. Da fonti interne dei media greci pare, infatti, che il Premier turco abbia ricattato l’UE chiedendo pagamenti in contanti in cambio degli sforzi per ridurre il flusso di migranti verso l’Europa occidentale. «Siamo in grado di aprire le porte verso la Grecia e la Bulgaria in qualsiasi momento e possiamo mettere i profughi sugli autobus», avrebbe detto Erdogan all’indomani del G20 di Antalya del 15 novembre in un incontro con Juncker e Tusk.
Perché la Signora Merkel non si è detta scioccata dal ricatto del Presidente turco «di mettere i profughi sui bus» e spedirceli in Europa?
Gli USA a Monaco sembrano essersi arresi sulla Siria. L’Europa (e i media) quando smetteranno di proteggere la Turchia e faranno lo stesso?

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