L’ISIS ha perso. L’UE pure

Per mesi e mesi abbiamo letto e ascoltato resoconti sulla guerra in Siria di chi si è preoccupato solamente di ripetere in maniera ossessiva la propaganda anti-Assad, anti-Hezbollah e anti-Iran, tralasciando il particolare, non proprio secondario, che senza il loro argine il “Califfato” si sarebbe esteso e i crimini dell’ISIS sarebbero dilagati ancora.
L’ISIS oggi ha perso e a sancirlo sono stati i due vertici di Sochi di questa settimana.
Prima l’incontro non previsto tra Putin e Assad. Poi quello formale tra Putin, Rohani ed Erdogan.

L’incontro al vertice Russia, Iran e Turchia ha dato un primo impulso per la ricostruzione della Siria su due direttive:
– un periodo di pace durante il quale cercare di risolvere le divergenze e cercare un compromesso da parte di tutti gli attori del Paese, compreso il governo di Damasco.
– gettare le basi per la creazione di un Congresso Nazionale di dialogo, che porterà al tavolo sia il governo siriano che vari gruppi dell’opposizione che nei mesi si sono dimostrati disposti a intrattenere colloqui con Damasco.
“Tutte le azioni e le misure adottate dai presidenti Putin e Rohani contribuiranno alla soluzione della crisi e la sconfitta totale del terrorismo, che culminerà nella vittoria finale del popolo siriano” ha dichiarato la principale consigliera di Assad, Buzaina Shaaban, a commento del vertice di Sochi.
Insomma la via sembra ben delineata.

La guerra in Siria è quindi formalmente finita, come annuncia anche la lettera inviata all’Ayatollah Ali Khamenei (Guida Suprema dell’Iran e suo massimo esponente del clero sciita) da parte del generale Qasem Soleimani, guida delle Brigate al-Quds delle Guardie Rivoluzionarie, riconosciuto nel mondo come il più autorevole militare iraniano.

La guerra in Siria è finita e l’ISIS è stato sconfitto.
A sconfiggerlo non è stato l’Occidente.

Il dato politico più importante, che in pochi hanno sottolineato, è quello che a suggellare la vittoria non ci sia neanche un Paese europeo. Alcuni Paesi dell’Unione Europea in questi anni, del resto, si sono interessati più a foraggiarla la guerra in Siria – per interessi geopolitici ed energetici (più di altri ad onor del vero) – che a risolverla.
E i risultati sono questi, l’ennesimo fallimento che, al di là dei moralismi, marginalizza la nostra posizione strategica in Medio Oriente e rafforza entità politiche che abbiamo colpevolmente snobbato in questi ultimi decenni.
Noi cosa lasciamo oggi in Siria? L’abominio delle sanzioni dell’U.E. che colpiscono una popolazione già allo stremo e ne rendono difficile la rinascita.
Un’onta che va abolita immediatamente, come il M5S chiede da anni.

#ObiettivoEsteri

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