Le nostre linee programmatiche: benvenuto Governo del Cambiamento!

Oggi sono intervenuto durante la discussione sul voto di fiducia al Governo Giuseppe Conte per tracciare le linee programmatiche del gruppo del MoVimento 5 Stelle in tema di politica estera, difesa, politica comunitaria e agricolura.
Ecco a voi testo e video.
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Presidente Fico, è un onore ricevere la parola da lei.
Colleghi deputati e colleghe deputate, prima di tutto fatemi salutare il Presidente Conte e la squadra dei ministri, per chi come me ha lottato 10 anni per dare questa occasione di cambiamento all’Italia, oggi è un giorno meraviglioso.

Presidente Conte, vorrei complimentarmi con lei per la nitida visione geopolitica e geostrategica anni luce distante dal supino servilismo di chi l’ha preceduta.

Siamo stati per anni definiti coloro che volevano distruggere ora l’Europa ora le nostre alleanze storiche e poco importa se a dirlo fossero proprio coloro che stavano portando l’Italia esattamente in quella direzione con politiche miopi e controproducenti.

Sì Presidente perché è bene dirlo e rimarcarlo forte e chiaro come ha fatto lei nei suoi primi discorsi: avere paura di riformare, di crescere, di migliorare ma, soprattutto, di pretendere rispetto ed un ruolo alla pari con gli altri Paesi fondatori dell’Unione Europea è ed è sempre stato la causa della disaffezione del popolo italiano verso le istituzioni internazionali e i nostri partner.

Non abbiamo mai creduto nel “ce lo chiede l’Europa”, abbiamo sempre saputo, invece, che dietro quella frase si celasse l’incapacità dei Governi italiani precedenti di farsi spazio nel consesso europeo, di stabilire relazioni forti e alla pari, di rappresentare l’Italia perseguendo l’interesse degli italiani.

L’Unione Europea, questo sogno di libertà e comunità col quale la mia generazione è cresciuta, sta crollando per colpa dell’immobilismo e della cecità di una visione che ignora le cosiddette periferie europee.
Noi vogliamo salvare questo sogno e per farlo non c’è altra strada che la ridiscussione di accordi e trattati che ledono i nostri interessi.
Voglio partire quindi da alcuni ambiti fondamentali.

Europa
L’Europa è la nostra casa naturale e proprio per questo vogliamo curarla dal male di cui soffre, l’incompleta attuazione delle direttive con le quali era stata pensata tracciate nel 1992 con il Trattato di Maastricht e confermate nel 2007 con il Trattato di Lisbona.
In questi trattati, Presidente, si chiede di “promuovere un progresso economico e sociale equilibrato e sostenibile” nell’attuazione di un’unione economica.
Occorrerà estendere alla BCE lo statuto vigente delle principali banche centrali del mondo per raggiungere un’unione monetaria adeguata agli squilibri geopolitici ed economici prevalenti;
Servirà maggiore condivisione nell’affermare l’identità̀ europea sulla scena internazionale rinnegando la supremazia di uno o più̀ Stati-membri perché in contrasto con il fondamento democratico dell’Unione;
È tempo di attuare l’impegno preso in sede di Trattato di istituire “una cittadinanza dell’Unione” che sia espressione della parità̀ “dei diritti e degli interessi dei cittadini” europei;
Dovremo puntare ad una “stretta cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni” per garantire la sicurezza di tutti i cittadini europei;
Bisognerà rafforzare il ruolo e i poteri del Parlamento europeo, in quanto unica istituzione europea ad avere una legittimazione democratica diretta e, nel farlo, servirà depotenziare gli organismi privi di tale legittimazione.

Dovremo aumentare il coinvolgimento dei territori attraverso una rappresentanza effettiva delle Regioni. Occorre riportare agli Stati le competenze che l’Unione non riesce a gestire efficacemente.
Vanno debellati i fenomeni di dumping all’interno dell’Unione, eliminate le decisioni lesive degli interessi della piccola industria, valorizzate le nostre eccellenze produttive, perseguite le contraffazioni, le violazioni dei marchi e la circolazione dei falsi, proibendo le confusioni tra “Made by Italy” e “Made in Italy” e imponendo la dichiarazione di origine dei prodotti.
Occorrerà rivedere, insieme ai partner europei, l’impianto della governance economica europea (politica monetaria, Patto di Stabilità e crescita, Fiscal compact, MES e tanto altro) attualmente asimmetrico, basato sul predominio del mercato rispetto alla più̀ vasta dimensione economica e sociale. Ci impegneremo nel superamento dalla direttiva Bolkenstein.

Accordi commerciali
L’Italia vive di export ed è quindi evidente che il libero scambio sia un caposaldo per il nostro Paese. L’Italia, però, produce altissima qualità, eccellenze dall’agro-alimentare al tessile. L’Italia ha a cuore la salubrità del cibo come la dignità del lavoro e il rispetto dell’ambiente. Per tutti questi motivi, Presidente, occorrerà opporsi in modo deciso a tutti quei trattati come il TTIP e il CETA, o l’inclusione della Cina nelle Economie di Mercato, che dietro il concetto di libero mercato nascondono la violazione di questi valori e ledono la tutela dei diritti dei cittadini e del mercato interno della UE.

Immigrazione
Il superamento del Trattato di Dublino per introdurre, finalmente, il concetto di ripartizione obbligatoria dei richiedenti asilo nei 27 Paesi comunitari deve diventare la priorità di questo Governo.
Bisognerà inoltre iniziare a definire chiaramente come gestire chi non ha diritto visto che questa parte di migranti continuerà a rappresentare la maggioranza di chi arriva sul nostro territorio e far finta che non esista non risolverà le cose.
Occorrerà stipulare accordi per il rimpatrio coi Paesi africani consapevoli della necessità di rapportarci agli stessi con un approccio responsabile e paritario. Occorrerà stabilire vie legali d’accesso per evitare che chi ha diritto debba rischiare la vita per esercitarlo.
Occorrerà, soprattutto, dotare i prefetti di una struttura all’altezza del gravoso compito che svolgono nella concessione o meno dello status di rifugiato attrezzando le commissioni territoriali in modo adeguato.
In Europa, Presidente, dovremo andare a ribaltare un concetto su tutti: il richiedente asilo deve avere come interlocutore l’Unione Europea, non l’Italia, la Grecia o la Spagna.
Il concetto dell’Italia porto d’Europa ci ha reso schiavi dell’idea che bastasse pagarci, tra l’altro poco e male, per lasciarci da soli a gestire la crisi migratoria.
Se il migrante ha diritto deve lasciare il suo Paese in modo sicuro, in legalità e con la consapevolezza di trovare, in Europa, la possibilità di integrarsi e contribuire alla crescita del Paese che lo ospita.
Un’attenzione particolare, Presidente, dovremo darla alla lotta alle mafie che speculano sull’immigrazione e la sfruttano con fenomeni ignobili come il caporalato e soprattutto alla tutela delle categorie vulnerabili come i minori e i potenziali apolidi.

Difesa
In un momento storico in cui la minaccia cibernetica e quella del terrorismo internazionale creano forti preoccupazioni, nonostante la disponibilità delle migliori conoscenze tecnologiche, non riusciamo ancora a prevedere gli attacchi e le loro conseguenze.
Sarà fondamentale sviluppare nuove forme di collaborazione in ambito di intelligence e sicurezza con i nostri alleati e provare anche a consolidare i rapporti con i competitor per contrastare le minacce comuni. Occorre dotare le nostre forze armate degli strumenti tecnologici e delle competenze specifiche per affrontare queste sfide globali e razionalizzare le spese e le risorse attuando scelte radicali e improcrastinabili come il ritiro del contingente dall’Afghanistan e il mantenimento di missioni utili come il Libano.

Parlavo di spending review e voglio chiarire. L’obiettivo è rendere lo strumento militare più efficiente e dirottare i fondi dove davvero servono.
Occorre valorizzare lo sviluppo tecnologico e le eccellenze prodotte dalle industrie della difesa escludendo investimenti su sistemi d’arma non motivati da reali esigenze nazionali e in contrasto con il nostro dettato costituzionale.
C’è chi nell’esercito vede solo “divise”, noi vediamo uomini e donne, famiglie, persone con esigenze, esperienze e vite vissute con sacrificio e abnegazione.
Ecco perché dovremo affrontare con forza il tema dei “diritti dei militari”.

Agricoltura e pesca
Sono due settori fondamentali per l’economia nazionale tra i più discussi in Unione Europea. Dovremo essere in grado di intervenire con determinazione nelle opportune sedi comunitarie al fine di evitare tagli al budget per la programmazione post 2020, di cui molto si parla, e operare affinché queste politiche tengano in considerazione le specificità nostri mari.
La tutela dell’italianità, intesa come valore aggiunto del “Made in Italy” dovrà essere un altro obiettivo cardine dell’azione di governo per introduzione l’obbligo di indicare in etichetta, in modo chiaro ed inequivocabile, l’origine della materia prima utilizzata.

Mi rincuora quindi sapere, Presidente, che la Cancelliera Merkel e il Presidente Macron l’abbiano già chiamata per stabilire un primo contatto e sono certo che il G7 sarà un’occasione d’oro per tracciare le prime linee di una collaborazione che deve divenire quanto più strutturale possibile.

Presidente lei ieri ha detto parole importanti che spero la guideranno nei prossimi anni già a partire proprio dal G7 di questo fine settimana, ha ribadito la convinta appartenenza del nostro Paese all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato e ha detto anche che saremo fautori di una apertura alla Russia, che ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche.

Noi, confermando totalmente questo orientamento, come tra l’altro abbiamo sempre professato, vogliamo rimarcare la necessità di una prospettiva multipolare che riporti l’Italia al centro delle dinamiche del Mediterraneo e quindi d’Europa.

Molti italiani pensano che l’Italia sia apprezzata solo per la cultura, l’arte, le tradizioni, il cibo e la bellezza dei suoi paesaggi. Non è così. L’Italia è stata per decenni simbolo internazionale di equilibrio, razionalità, umanità, cooperazione e mediazione nei conflitti.
È tempo di tornare ad essere tutto questo e le garantisco che, nonostante i gravi errori degli ultimi governi, siamo ancora in tempo perché tutto il mondo ci riconosce questa propensione naturale.

L’Italia può e deve essere fautrice della migliore diplomazia internazionale, è per questo, Presidente, che non dovrà ignorare la necessità improcrastinabile di aumentare la dotazione economica del Ministero degli Affari Esteri dopo aver provveduto in modo serio ad una razionalizzazione e normalizzazione delle spese dello stesso attuata con l’aiuto prezioso delle eccellenti professionalità della Farnesina e del suo Segretario Generale.

Una migliore diplomazia si traduce in vantaggio diretto per la nostra Nazione e in una maggiore capacità di interlocuzione coi nostri alleati che, come abbiamo imparato in questi anni, non vogliono yesman, vogliono invece riferimenti sinceri e affidabili.
Non amano chi bacia la mano al dittatore e l’indomani lo ammazza come non amano chi si dice fedele e poi parla col nemico di nascosto.
L’Italia ha bisogno di una politica estera trasparente, matura, lungimirante e programmatica.
Abbiamo bisogno di comunicare ai nostri alleati la strada che tracceremo nel prossimo decennio senza cambiare continuamente direzione come le bandiere.

Abbiamo enormi opportunità da cogliere, dal modo in cui affronteremo fenomeni come la Nuova Via della Seta o crisi quella siriana o ripartenze come quella libica, dipenderà il nostro futuro.

Una cosa è certa: parlare di politica estera oggi significa parlare di sviluppo economico in tutte le sue accezioni.

Non è un caso che afferiscano al MAECI sia l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo che gli Istituti di Commercio Estero.

Rilanciare l’Italia all’estero significa far funzionare come un corpo unico queste due strutture e avere un canale privilegiato con gli Interni per la partita degli accordi strategici internazionali.

Politiche migratorie, politiche di sicurezza, intelligence, commercio, sviluppo, ambiente: il futuro di tutto questo passa dalla capacità che avremo di cooperare a livello globale coi nostri partner e aprirci a nuovi partner, consapevoli che al di là dello steccato storico all’interno del quale ci sentiamo protetti, vive 2/3 della popolazione mondiale.

La nostra casa naturale è l’Europa, dicevamo, ma una casa è viva e felice quando gli inquilini ne hanno le chiavi e la condividono con amicizie in grado di arricchirli della loro diversità.

Concludo, Presidente, augurandole di raggiungere questi obiettivi e ridare finalmente agli italiani la dignità internazionale che meritano, l’orgoglio di essere italiani, la gioia del veder sventolare la bandiera italiana e di cantare l’inno ma, soprattutto, la consapevolezza di essere cittadini di un Paese fiero e sovrano inserito in un contesto meravigliosamente multipolare e coeso.

Dialogo, trasparenza, multilateralismo, rispetto e amore per i diritti fondamentali dell’uomo, dei popoli e delle Nazioni. Sia questa la strada da seguire e renderà orgogliosi di lei 60 milioni di italiani.

Grazie

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