Le fake news le ha in testa il cazzaro di Rignano

Quindi ricapitolando, Matteo Renzi ha commissionato al suo consigliere per la cybersicurezza, Andrea Stroppa, un “rapporto” sulla diffusione in rete delle fake news anti PD, lui, che non è un tecnico ma è cofondatore insieme a un programmatore russo di nome Pavel Lev di Ghost Data, una società di analisi di dati che non risulta registrata in Italia, ha passato questo materiale al New York Times che lo ha poi diffuso al mondo come “relazione tecnica”, ovvero una certezza.
La tesi sarebbe che siti di propaganda M5S, Lega Nord e russa condividano gli stessi codici ID di Google Analitycs.
Non essendo stata fornita alcuna prova o tesi fondata a questa relazione, Il Fatto Quotidiano ha chiesto parere direttamente a Google che ha risposto così: “Qualsiasi editore che utilizza la versione self-service dei nostri prodotti può aggiungere il codice al proprio sito. Spesso vediamo siti non collegati che utilizzano gli stessi ID, quindi non è un indicatore affidabile che due siti siano connessi”.
In poche parole: Andrea Stroppa, Matteo Renzi e tutti i pecoroni che gli belano dietro stanno raccontando, loro sì, una fake news.
Inutile dire che la stampa nostrana, meno Il Fatto Quotidiano, non si sia nemmeno degnata di fare verifiche prima di alimentare una menzogna contro il MoVimento 5 Stelle. In fin dei conti fa comodo ai loro capi Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti.
Intanto noi italiani abbiamo tutti alcune certezze storiche, queste che seguono sono solo alcune bufale verificate:
– campagna referendaria 2016, Renzi sostiene che se avesse perso al referendum costituzionale si sarebbe ritirato dalla vita politica -> oggi eccolo lì, pronto alle politiche 2018 nonostante la batosta incredibile del 4 dicembre;
– Anno 2016, Maria Elena Boschi sostiene di non aver mai fatto pressioni sull’ex numero uno di Unicredit, Federico Ghizzoni, per salvare la Banca Popolare dell’Etruria e annuncia querela a De Bortoli per averlo affermato -> tutt’oggi la querela non è stata fatta e i termini sono scaduti da tempo.
Insomma, l’unica certezza che abbiamo è che le bufale le abbia in testa il cazzaro di Rignano.
Passate parola e condividete questo pezzo per ristabilire la verità.

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