Il Trump che sarà

Tra pochi minuti Donald Trump sarà formalmente il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.
Oggi non sappiamo dire che tipo di amministrazione sarà la sua.
Un disastro, forse, come ha già sentenziano Soros e coloro che protestano a Washington anche se la nuova amministrazione non ha ancora emesso nessun atto formale. Anche in questo caso, comunque, non sarebbe certo il primo “disastro” a sedersi alla Casa Bianca.
Il Movimento 5 Stelle, senza nessuna pre-condizione concettuale, valuterà, con lo stesso approccio che l’ha sempre contraddistinto, le azioni della nuova Presidenza. Non ci trasformeremo mai in tifosi. Come il “Forza Hillary” di Gentiloni al Consolato di New York, per intenderci.
Non sappiamo poi nemmeno che tipo di politica estera imposterà il neo Segretario di Stato Rex Tillerson. Difficilmente, molto difficilmente, potrà essere peggiore di quella della Clinton o di John Kerry.
Possiamo, però, giudicare alcune importanti promesse o dichiarazioni di campagna elettorale fatte da Trump.
In primo luogo, quanto affermato sulle nuove relazioni con la Russia – partner per sconfiggere il terrorismo e non una minaccia – e una stabilizzazione della situazione in Siria con la promessa di non volersi sostituire alla popolazione del paese nello scegliere il suo futuro politico. Se confermato, sarebbe un grandissimo sospiro di sollievo per il mondo e una politica nella direzione giusta. Quella che noi del Movimento 5 Stelle chiediamo da mesi.

Vanno nella direzione sbagliata, invece, le minacce alla Cina e alla sua integrità territoriale, la promessa di spostare a Gerusalemme la sede dell’Ambasciata, la volontà di annullare l’accordo con l’Iran e, infine, le minacce varie fatte all’America Latina. Se a queste parole seguiranno azioni, noi del Movimento 5 Stelle saremo pronti a intervenire e criticare duramente l’amministrazione Trump, esattamente come abbiamo fatto con quella di Obama.

Quel che è certo è che la vittoria di Trump ha creato un corto-circuito facendo letteralmente impazzire quel sistema di potere che ha retto gli USA negli ultimi decenni. La patetica storia delle fake news e degli hacker russi sono stati la cartina di tornasole. Fino ad oggi la politica estera degli USA si è basata sulla teoria della “esportazione della democrazia” e sulla perversa idea di una presunta superiorità morale. Teoria varata nel 1989, subito dopo il crollo del Muro di Berlino, dal presidente George Bush senior e dal suo segretario di Stato James Baker. Bill Clinton, George Bush junior e Barack Obama (protagonista della distruzione della Libia, della guerra per procura in Siria e della destabilizzazione dell’Ucraina) hanno continuato sulla stessa linea: quella dei cosiddetti neo-con, che avrebbero avuto in Hillary Clinton la più convinta sostenitrice e che ha trasformato il mondo in una polveriera.
Trump, al contrario della Clinton, pone degli interrogativi sulle sue possibili scelte e questo è già, di fatto, un successo.
Il resto del mondo, ora, deve compiere uno scatto d’orgoglio.
È giunto il momento di smettere di domandarsi cosa accadrà a tutti noi con Trump o con il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America.
È ora che il multilateralismo e la cooperazione tra le popolazioni gettino le basi di un nuovo sistema che rispetti la sovranità, l’indipendenza in tutte le sue forme e la non ingerenza in ogni singolo paese della Terra.
È ora che le vite di miliardi di persone non dipendano più dalle decisioni di una sola.

#ObiettivoEsteri

trum

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