Filo-italiani

Da questa mattina sono preso d’assalto da chiamate di giornalisti che mi chiedono se la missione di Luigi Di Maio in USA smentisca la mia (?) politica estera e cosa pensi della sua presenza a Washington. Alcuni “quotidiani” parlano addirittura di mia “estromissione” dal dossier estero del M5S. Proprio non ce la fanno a scrivere senza inventare.
Premesso: io e Luigi discutiamo insieme e condividiamo ogni passo di politica estera, specialmente da quando è il nostro candidato presidente. Non ci sono “missioni improvvisate o solitarie” ma azioni pianificate e studiate.
La mia politica estera, che in realtà è quella scelta e votata dal popolo pentastellato su Rousseau e da me diffusa fieramente per 5 anni in qualità di capo-commissione della Affari Esteri, parte da una frase che ne è il simbolo e che ho ribadito persino nella mia, ormai celebre, visita a Mosca ovvero “il M5S non è né filo-russo né filo-statunitense ma filo-italiano”.
Essere filo-italiano, ovvero fare sempre gli interessi degli italiani, significa essere consapevoli che gli Stati Uniti d’America siano il primo partner economico-commerciale del nostro Paese, un alleato quindi imprescindibile per qualsiasi gruppo politico al Governo. Significa anche, e questo ci distingue enormemente dal Governo Renzi-Gentiloni, comprendere quanto sbagliate siano le sanzioni alla Russia le cui controsanzioni costano al nostro comparto agroalimentare quasi 10 miliardi di euro.
Fare gli interessi degli italiani significa avere a cuore la stabilità del Medio Oriente ottenibile solo con un impulso politico-diplomatico risolutivo delle crisi libica e siriana, ruolo che abbiamo sempre avuto e che abbiamo perso nell’ultimo ventennio in favore della Francia.
Fare gli interessi degli italiani significa essere consapevoli dell’importanza strategica della nostra presenza nella NATO ma anche dell’assurdità della richiesta di incrementare la nostra già altissima quota di adesione (1.6% di PIL).
Fare gli interessi degli italiani significa essere coscienti del fatto che la sicurezza del popolo israeliano così come il riconoscimento dello Stato di Palestina siano due priorità propedeutiche alla risoluzione della questione israelo-palestinese e dei suoi riverberi sulle dinamiche mediorientali.
Tutto ciò che crediamo essere utile agli italiani è contenuto nei nostri atti parlamentari depositati in questi anni e nel nostro programma ed è perfettamente in linea col viaggio di Luigi Di Maio a Washington. La politica del “per partito preso” è ciò che ha messo fuori dai giochi l’Italia. È tempo di tornare ad essere l’ago della bilancia dello scacchiere internazionale. Noi possiamo esserlo, checché ne dica la carta stampata.
Buona missione Luigi!

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