6 – Disarmo come premessa alla pace

di Avv. Joachim Lau – I.A.L.A.N.A. (International Association of Lawyers Against Nuclear Arm)

La giustificazione della Opzione nucleare della strategia della Nato fino agli anni novanta era la presunta necessità di garantire la politica della MAD ( mutual assicured distruction), cioè la deterrenza reciproca dei due blocchi militari NATO – Patto di Varsavia che garantiva la distruzione anche dell’aggressore.

Tale strategia è stata rilanciata nel protocollo di Washington senza minimamente tener conto del diritto internazionale generalmente riconosciuto o delle relative voci della maggior parte della comunità internazionale che in varie occasioni ha espresso, da decenni, la propria opinione che l’uso delle armi nucleari è un crimine contro l’umanità.

Invero le norme del diritto internazionale, vietano l’uso e la minaccia dell’uso delle armi nucleari e soprattutto prevedono in base all’art. 6 del trattato di Non proliferazione un obbligo di perseguire in buona fede la conclusione di negoziati che conducano ad un disarmo nucleare globale sotto un rigido ed effettivo controllo internazionale.

Nonostante il Trattato di Non Proliferazione, prevedeva il “Divieto di consegnare direttamente o indirettamente ad altri Stati, soprattutto se non nucleari, armi atomiche” (art. 1) ed anche il “Divieto degli Stati non nucleari di accettare direttamente o indirettamente il possesso e la disposizione di armi nucleari” (art. 2), c’è una impressionante proliferazione di armi atomiche, in contrasto con i menzionati principi ed il Nuovo Concetto Startegico prevede espressamente il coinvolgimento di tutti i membri della Nato “ The Alliance will therefore maintain adequate nuclear forces in Europe. These forces need to have the necessary characteristics and appropriate flexibility and survivability, to be perceived as a credible and effective element of the Allies’ strategy in preventing war”.

Tale violazione delle norme coinvolge espressamente anche l’Italia (Paese non nucleare) che ha accettato il deposito sul proprio territorio di circa novanta testate nucleari tattiche, divise tra la base di Aviano e quella di Ghedi (PN). Queste armi dislocate in Italia fanno parte della strategia militare nucleare della NATO, che come dicevamo ha ribadito la propria filosofia politica ed il proprio programma strategico di utilizzare queste armi non solamente come contrattacco nucleare ma anche nei confronti di paesi non nucleari ed anche in caso di presunte minacce contro città ed altri obiettivi non militari o preemptive strikes contro presunti terroristi.
Orbene, vale la pena di ricordare come la Corte Internazionale di Giustizia de L’Aia, con la decisione del 08/07/1996, abbia solennemente affermato: “la minaccia e l’uso delle armi nucleari è, in linea generale, in contrasto con le norme del diritto internazionale applicabile ai conflitti armati e, in particolare, con i principi e le regole del diritto umanitario”.

La decisione della Corte era frutto di una iniziativa globale della cosiddetta società civile . Nel 1992 un piccolo gruppo di anti-nuclearisti, tra cui medici, giuristi e fisici, la IALANA e i IPPNW insieme all’International Peace Bureau fondato nel 1892, ha con successo lanciato l’idea che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite potesse chiedere alla Corte Internazionale di Giustizia, se l’uso della bomba nucleare fosse ammissibile o meno. L’iniziativa è stata chiamata WORLD COURT PROJECT. Solo 4 anni più tardi, dopo un avventuroso percorso istituzionale a livello nazionale e internazionale, la Corte Internazionale di Giustizia ha espresso il suo verdetto. La Corte non ha potuto individuare una specifica norma e quindi ha applicato la norma generale che prevede che tutti gli Stati membri delle ONU non possano, nei rapporti internazionale, minacciare l’uso della forza allo scopo di interferire contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di uno altro stato. Su questa base sia l’uso che la minaccia (deterrenza) dell’uso delle bombe nucleari è illecito in quanto non è conciliabile con gli artt. 2.4 e 51 della Carta Onu, in quanto le armi nucleari devono sottostare ai principi e prescrizioni previste per ogni altra arma. “Dalle disposizioni sopra richiamate consegue che la minaccia o l’uso delle armi nucleari sarebbero in linea generale in contrasto con le norme di diritto internazionale applicabili ai conflitti armati, e, in particolare, i principi e le regole del diritto umanitario”, concludeva.

La Corte riconosceva poi all’unanimità: “Esiste un obbligo di perseguire in buona fede e concludere negoziati che conducano ad un disarmo nucleare globale sotto un rigido ed effettivo controllo internazionale.”
La discrasia tra l’obbligo di addivenire ad un disarmo nucleare immediato e totale in base all’articolo 6 del TNP e le decisioni assunte nel protocollo di Washington del 1999 della Nato sono in chiaro contrasto. Non solo negli ultimi 12 anni gli Stati nucleare e non nucleari non hanno adempiuto il loro obbligo di negoziare in buona fede un disarmo nucleare globale , ma il NCS della Nato ha persino riaffermato la necessità della “deterrenza” non rispettando il diritto internazionale e la sopra citata decisione del Corte Internazionale delle ONU.

Tutti gli stati della NATO inclusa l’Italia si sono, quindi, accodati alla volontá americana, inglese e francese di continuare a mantenere la supremazia strategica nucleare dell’alleanza atlantica in contrasto con il diritto internazionale generalmente riconosciuto ed oggi, in aperta violazione dell’art. VI del trattato rifiutano di sedersi al tavolo della negoziazione per il disarmo.

#ObiettivoEsteriTour ha approfondito questo tema a Frosinone. Con me Marta Grande e Luca Frusone, ecco il video integrale:

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